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LATTE, È ROTTURA TRA PRODUTTORI E DISTRIBUTORI PDF Stampa E-mail
Friday 31 March 2006
"No alla riduzione del prezzo alla stalla". Gli allevatori del nord in lotta per la loro sopravvivenza
È scoppiata la guerra del latte in difesa del prodotto locale di qualità.
Nulla di fatto all’incontro fra i vertici delle associazioni agricole e quelli dell’industria di trasformazione per stabilire un nuovo prezzo per l’oro bianco lombardo, materia prima per formaggi di alta qualità come il grana padano o il tipico lodigiano.

E così, niente vie di mezzo: rottura, invece, delle trattative dopo la richiesta di Assolatte di modificare in senso ancora più restrittivo la tabella premi per la valutazione del prodotto e di abbassare il prezzo facendo azzerare anche il sostegno che la Ue riconosce alle aziende agricole.

«Alla fine sarebbe stata una stangata di oltre 3 centesimi al litro, quasi 50 delle vecchie lire. Inaccettabile, considerati gli sforzi che stanno facendo le nostre aziende per proteggere un prodotto di livello come il latte lombardo», rendono noto i rappresentanti degli allevatori presenti all’incontro con la delegazione delle aziende lombarde.

Quello che gli industriali del latte vorrebbero è definito “scandaloso”.

Secondo i produttori, in pratica, pretenderebbero di ridurre al lumicino un settore che in questi anni ha già visto dimezzare il numero delle aziende.
Dal 1990 a oggi in Italia gli allevamenti da latte sono scesi da 100 mila a 40 mila. Sempre secondo i rappresentanti degli allevatori, non ne nascerebbero di nuovi proprio per la situazione che si è venuta a creare nei rapporti con le industrie.
«Eravamo disposti a confrontarci su un’oscillazione di circa il 3 per cento, pari cioè alla flessione di prezzo che ha avuto il grana padano sul mercato. Ma la nostra industria pretende di dettare le regole e di imporre valori insostenibili».

Considerando che la quota di produzione lombarda è di circa 4 milioni di tonnellate (sui 10 milioni assegnati all’Italia), a livello regionale il colpo sulle aziende sarebbe di oltre 100 milioni di euro (7,5 in provincia di Milano e più di 10,5 nel L odigiano).
Una stangata dalla quale il settore difficilmente riuscirebbe a riprendersi, aggiungono i produttori.
Le industrie, oltre all’eventuale riduzione del prezzo riconosciuto ai produttori, si sono già “intascate” anche i contributi pubblici che la Regione aveva stanziato a favore delle filiere agroalimentari.
Quei fondi, utilizzati per l’ammodernamento dei macchinari e delle strutture, sarebbero dovuti finire in parte anche al comparto agricolo a sostegno, fra l’altro, del prezzo del latte.
«Invece non è successo nulla di tutto questo. Hanno intascato i soldi e vogliono anche tagliare i prezzi azzerando praticamente il contributo Pac che ormai rappresenta il livello di guardia per la sopravvivenza delle aziende. Una situazione inaccettabile».

Ora gli allevatori chiedono l’intervento della Regione Lombardia affinché le industrie restituiscano i fondi fin qui incamerati visto che non sono stati utilizzati per gli obiettivi stabiliti.
«È ora di finirla che a rimetterci - commentano - siano sempre le aziende agricole e i consumatori. Infatti, se gli allevatori prendono quattro soldi, le famiglie pagano troppo quando acquistano al dettaglio».
Il prezzo del latte fresco si moltiplica di oltre il 300 per cento dalla stalla allo scaffale dei supermercati, dove arriva a costare anche un euro e 40 centesimi al litro contro i 33 centesimi pagati dall’industria ai produttori.
I dati Ismea Ac Nielsen evidenziano peraltro, nel mese di gennaio 2006, un aumento boom nella spesa per acquisti familiari in latte fresco del 6,9 per cento.
«Quindi non si può neanche parlare di calo della domanda, anzi - concludono i produttori -. Nonostante questo il prezzo all’origine ha continuato a scendere da 10 anni a questa parte. Un vero salasso per le aziende agricole, ma alla fine ne approfittano sempre le industrie. Una vergogna. Così non può continuare. Anche per questo venerdì scorso abbiamo deciso di dare mandato a un legale per un ricorso all’Antitrust per presunta variazione della tabella premi proposta dal mondo industriale che deprimerebbe ancora di più le quotazioni del latte».


La padania, 30 marzo 2006
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