Il consiglio comunale vota il deposito nuke e i cittadini vanno in piazza. Dopo la Tav, nuovo scontro in Piemonte
Hanno sfilato in almeno mille nonostante il gelo, in una manifestazione colorata e chiassosa che dopo l'alta velocità in val di Susa apre un altro fronte politico-ambientale contro il governo ma anche le scelte della regione, governata dal centrosinistra. Del resto i cittadini di Saluggia l'avevano promesso: questa volta davvero non avrebbero accettato in silenzio le decisioni del governo e soprattutto non sarebbero stati a guardare il loro territorio trasformato nel deposito nazionale dei rifiuti radioattivi d'Italia. Ieri sera dunque si sono ritrovati in tanti davanti alla sede del consiglio comunale, riunito per votare la variante al piano regolatore che consente di eliminare il precedente divieto di costruire nuovi depositi atomici nell'attuale sito. E che annulla praticamente l'ordinanza emessa prima di capodanno dal generale Carlo Jean che, oltre ad essere il presidente della Sogin, che gestisce l'impianto saluggese, anche il commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari. Nei fatti per i cittadini di Saluggia si trattava di accettare il deposito (temporaneo certo, ma quanto dura la temporaneità di un deposito di rifiuti nucleari, specie se non si ha in mente neppure un ipotetico sito alternativo?) a testa bassa, accettando così nei fatti di sopperire alle carenze del governo.
I cittadini però ieri sera hanno detto no. Organizzata da Legambiente, Pro Natura, Forum ambientalista, Greenpeace con il sostegno di Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, la manifestazione di ieri ha avuto anche l'appoggio di Cgil, Cisl e Uil. La richiesta principale dei cittadini e delle associazioni ieri sera era quella di far inserire nella variante al piano regolatore una clausola che esclude la possibilità di costruire nuovi depositi.
Paola Barassi, consigliera regionale di Rifondazione comunista, ricorda che «abbiamo proposto due ordini del giorno su queste questioni e in particolare su Saluggia, che non può diventare il sito unico». Nell'area nucleare di Saluggia è collocata la maggiore quantità di rifiuti radioattivi d'Italia, quasi l'80%, per colpa di scelte incaute fatte trenta-quaranta anni fa.
Gli impianti nucleari sono situati a poche decine di metri dal fiume Dora Baltea (il più grande affluente del Po), su un terreno ghiaioso ed estremamente permeabile. A valle, a una distanza di meno di due chilometri, si trovano i pozzi dell'acquedotto del Monferrato, che serve oltre cento comuni. «La situazione è andata avanti così fino ad oggi un po' per lo scarso senso di responsabilità delle istituzioni, un po' per il fatto che la maggior quantità di questi rifiuti è in forma liquida, e questo comporterebbe un notevole rischio nel trasporto», hanno detto gli organizzatori della manifestazione, che ribadiscono come si tratti solo della prima di una serie di iniziative».
Recentemente si è saputo che, come i cittadini e le associazioni ambientaliste chiedevano da ormai vent'anni, i liquidi radioattivi verranno solidificati a partire dal 2009, e tutti confidavano nel fatto che, una volta divenuti solidi, sarebbero poi stati immediatamente trasportati nel deposito nazionale, che la legge numero 368 del 2003 prevede venga realizzato e completato entro il 2008. Invece se da un lato il governo non ha finora voluto far nulla per il deposito nazionale (già c'è un anno di ritardo sui tempi previsti dalla legge 368), dall'altro si è venuto a sapere proprio in questi giorni che, invece di pensare a fare il deposito nazionale, ora verranno realizzati due nuovi grandi depositi nucleari sempre nell'area di Saluggia, dove saranno collocati i rifiuti solidificati, si dice «in via provvisoria». Del resto, dopo il precedente di Scanzano è forse preferibile passare la patata bollente al prossimo governo piuttosto che sollevare la questione in piena campagna elettorale.
I cittadini però ieri sera hanno detto no. Organizzata da Legambiente, Pro Natura, Forum ambientalista, Greenpeace con il sostegno di Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, la manifestazione di ieri ha avuto anche l'appoggio di Cgil, Cisl e Uil. La richiesta principale dei cittadini e delle associazioni ieri sera era quella di far inserire nella variante al piano regolatore una clausola che esclude la possibilità di costruire nuovi depositi.
Paola Barassi, consigliera regionale di Rifondazione comunista, ricorda che «abbiamo proposto due ordini del giorno su queste questioni e in particolare su Saluggia, che non può diventare il sito unico». Nell'area nucleare di Saluggia è collocata la maggiore quantità di rifiuti radioattivi d'Italia, quasi l'80%, per colpa di scelte incaute fatte trenta-quaranta anni fa.
Gli impianti nucleari sono situati a poche decine di metri dal fiume Dora Baltea (il più grande affluente del Po), su un terreno ghiaioso ed estremamente permeabile. A valle, a una distanza di meno di due chilometri, si trovano i pozzi dell'acquedotto del Monferrato, che serve oltre cento comuni. «La situazione è andata avanti così fino ad oggi un po' per lo scarso senso di responsabilità delle istituzioni, un po' per il fatto che la maggior quantità di questi rifiuti è in forma liquida, e questo comporterebbe un notevole rischio nel trasporto», hanno detto gli organizzatori della manifestazione, che ribadiscono come si tratti solo della prima di una serie di iniziative».
Recentemente si è saputo che, come i cittadini e le associazioni ambientaliste chiedevano da ormai vent'anni, i liquidi radioattivi verranno solidificati a partire dal 2009, e tutti confidavano nel fatto che, una volta divenuti solidi, sarebbero poi stati immediatamente trasportati nel deposito nazionale, che la legge numero 368 del 2003 prevede venga realizzato e completato entro il 2008. Invece se da un lato il governo non ha finora voluto far nulla per il deposito nazionale (già c'è un anno di ritardo sui tempi previsti dalla legge 368), dall'altro si è venuto a sapere proprio in questi giorni che, invece di pensare a fare il deposito nazionale, ora verranno realizzati due nuovi grandi depositi nucleari sempre nell'area di Saluggia, dove saranno collocati i rifiuti solidificati, si dice «in via provvisoria». Del resto, dopo il precedente di Scanzano è forse preferibile passare la patata bollente al prossimo governo piuttosto che sollevare la questione in piena campagna elettorale.
Il Manifesto, 26 gennaio 2006



