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CRESCE LA RETE DELLE REGIONI OGM FREE |
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Wednesday 30 November 2005 |
Approvate le regole della coesistenza da sottoporre alla Commissione Ue
Da Rénnes giunge un segnale molto chiaro: la rete della Regioni che hanno fatto della battaglia agli Ggm un caposaldo della propria politica si allarga e si rafforza. La Commissione europea dovrà sempre più tener conto delle nostre posizioni”.
Così lassessore regionale allagricoltura Susanna Cenni sintetizza gli esiti della conferenza delle regioni Ogm-free svoltasi ieri e oggi in Francia. La conferenza si è chiusa con un allargamento complessivo della rete (altre otto regioni hanno chiesto di aderire), e anche con una condivisione delle proposte: in particolare è stato approvato un documento che fissa le regole della coesistenza tra coltivazioni Ogm e coltivazioni biologiche e tradizionali in maniera da impedire ogni rischio di contaminazione genetica. “Sappiamo che nel corso del 2006 la Commissione europea ha intenzione di deliberare su questo delicato argomento - ha spiegato la Cenni - Ecco, noi mettiamo a disposizione di Bruxelles un lavoro già pronto che ha come presupposto quello di creare le condizioni perché le aziende e le aree che non vogliono utilizzare gli Ogm non debbano essere vittima di inquinamenti. E’ il caso della Toscana, per esempio, dove la dimensione delle aziende (6 ettari di media) e le caratteristiche dei territori rendono impossibile la coltivazione di Ogm se non sottoponendo le aziende a rischi elevatissimi di contaminazione”.
“Certo – evidenzia l’assessore - la nostra è una proposta, ma una proposta concreta, condivisa da ben 40 regioni. I legislatori comunitari non potranno non tenerne conto”.
“In sede nazionale– aggiunge – sarà inoltre nostra cura illustrare i risultati di Rénnes al ministro Alemanno perché il governo nazionale si accinge a emanare le linee guida per la coesistenza, cui dovranno seguire gli atti delle singole Regioni”.
La rete delle Regioni Ogm-free
Nata ufficialmente nel febbraio scorso su iniziativa di Toscana e Alta Austria, con la stipula della cosiddetta carta di Firenze (finalizzata a riunire e dare forza alle autonomie regionali attente ai rischi della contaminazione genetica), la rete della regioni Ogm free, si è rapidamente allargata. I diciannove firmatari iniziali sono raddoppiati; solo a Rénnes hanno chiesto l’adesione ben otto regioni: la Bassa Austria, Vienna, il Tirolo (Austria) la Bassa Normandia e la Loira (Francia), l’Isola di Minorca (Spagna), l’Abruzzo e il Piemonte. Attualmente le quaranta regioni rappresentano sei Stati: Regno Unito, Spagna, Francia, Austria, Grecia e Italia (con dieci Regioni e la Provincia di Bolzano). In questi mesi la rete, di cui la Toscana è coordinatore, con l’Alta Austria come vice, ha dato vita a numerose iniziative: incontri con i vertici comunitari, work-shop, ricerche scientifiche, attività grazie alle quali a Rènnes è stato possibile varare una serie di proposte condivise da sottoporre alla Ue.
Le regole della coesistenza
Come è possibile far coesistere’ l’utilizzo di Ogm con la presenza di aziende biologiche o che usano mezzi tradizionali e che rischiano fortemente di essere contaminate? A questo interrogativo la rete delle regioni ha cercato di rispondere con uno strumento operativo che individua le regole da mettere in atto. Il punto di partenza del documento condiviso è che il livello cui applicare le norme di coesistenza non è quello aziendale ma quello regionale: i rischi di contaminazione specie in realtà dominate da piccole aziende sarebbero altissimi, perché i geni si diffondono molto facilmente attraverso il polline o la permanenza accidentale di piante.
Il documento inoltre abbassa fortemente la soglia di tolleranza di Ogm sulle sementi: sarebbe consentita fino al limite dello 0,01 per cento: anche questo per evitare inquinamento di sementi dall’omologazione genetica. Infine le regole fissano un principio, cosiddetto di precauzione: chi inquina, paga. Per l’agricoltore che subisca, suo malgrado, una contaminazione genetica sulle sue produzioni, capace di alterarne le caratteristiche e la tipicità, deve essere previsto un sistema di risarcimenti. Queste regole rappresentano una proposta operativa che si inserisce un ‘vuoto’ legislativo: in materia esiste infatti solo una raccomandazione della Ue.
La posizione della Toscana
Non sono ancora sufficientemente conosciuti nel loro impatto sulla salute e sull’ambiente. Inoltre, puntano sulla omogeneizzazione delle colture e sull’inquinamento delle varietà locali, collocandosi esattamente agli antipodi rispetto al modello agricolo toscano. E’ questo il motivo di fondo, evidenziato anche a Rénnes, per il quale la regione si sta impegnando in prima fila nella battaglia agli Ogm.
In una regione in cui il 60 per cento delle produzioni è a marchio (biologico, integrato, Doc, Dop, Igp), la cui forza risiede nella vastità e tipicità delle colture (oltre 440 specialità agroalimentari sono iscritte nell’elenco nazionale dei prodotti tipici) gli Ogm rappresentano un rischio non solo ambientale, ma anche economico, perché potrebbero danneggiare in maniera irrimediabile le produzioni di qualità e l’immagine della Toscana.
L’azione intrapresa per le regole della coesistenza si inserisce in questa battaglia.
“Siamo convinti – ha spiegato Susanna Cenni – di poter dimostrare che la Toscana rappresenta un’unica area omogenea dove non è possibile coltivare Ogm se non a condizione di accettare un livello di contaminazione sulle colture tradizionali superiore alle soglie previste. E’ un rischio che l’agricoltura Toscana non si può permettere”.
Regione Toscana, 30 novembre 2005
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