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IL FRONTE DEGLI "SCIENZIATI" PRO OGM SI ROMPERA PER COLPA DEL CLIMA?

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Al convegno di Veronesi a Venezia esperti internazionali di energia e clima lanciano l'allarme: bisogna intervenire per fermare il riscaldamento globale.
Come reagir
URAGANI, ALLARME DEGLI SCIENZIATI

In passato gli Usa erano colpiti da uno o due uragani ogni due anni, oggi ne arrivano quattro. La temperatura dell'acqua degli oceani nella zone tropicale e' aumentata di 1,5 gradi.
Mentre il Texas e' minacciato da un nuovo urgano, Rita, altrettanto violento di quello che soltanto pochi giorni fa ha travolto la Louisiana, gli esperti internazionali di energia e clima riuniti a Venezia, nella conferenza sul futuro della scienza, lanciano un appello a politici e societa' perche' riconoscano il problema dei cambiamenti climatici globali come una delle emergenze del pianeta.

''Il problema e' sempre piu' serio'', ha detto il Nobel Carlo Rubbia a margine della conferenza, organizzata dalle Fondazioni Umberto Veronesi, Giorgio Cini e Silvio Tronchetti Provera.
''Lo hanno sostenuto recentemente i presidenti delle accademie scientifiche di tutto il mondo in un appello ai Paesi del G8 - ha proseguito Rubbia - ed anche la comunita' scientifica degli Stati Uniti ha una grossa componente che ritiene necessario agire urgentemente sul problema dei cambiamenti climatici. Basti pensare che se in passato arrivavano uno o due uragani ogni due anni, oggi ne arrivano quattro. Un cambiamento, ha aggiunto, che ''non e' il risultato di un caso''.
 
La temperatura dell'acqua degli oceani nella zone tropicale e' aumentata di 1,5 gradi e secondo Rubbia ''e' evidente che questo cambiamento del clima non e accidentale. Ma anche se ci fosse un dubbio su questo, ha aggiunto, ''e' una questione di prudenza e di buon senso impegnarsi, ad esempio, per ridurre il consumo di anidride carbonica''. Un impegno, questo, che dovrebbero assumersi in prima persona i Paesi piu' ricchi, che producono la maggiore quantita' di emissioni inquinanti.
 
''E' dei Paesi avanzati la responsabilita' di aprire una nuova strada'', anche a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo che si preparano a compiere grandi cambiamenti, come India e Cina. Certamente, ha aggiunto, una delle risposte migliori sarebbe investire nella ricerca su nuove fonti energetiche, ''ma non vedo innovazione in questo campo'', ha detto Rubbia.
 
Non resta allora che affidarsi al buon senso: ''la prudenza ci dice di togliere il piede dall'acceleratore e ridurre la velocita'', ha aggiunto. Anche per Michael Graetzel, dell'Istituto di tecnologia di Losanna, ''il problema dell'energia e' planetario'' e le nuove tecnologie non saranno sufficienti a risolverlo considerando che il consumo di energia si e' triplicato e che fra 47 anni le risorse petrolifere saranno esaurite.
 
Per Graetzel, da tempo impegnato nella ricerca sulle celle solari, e' necessario in questo momento affrontare la sfida dell'energia solare. L'invito lanciato dallo storico dell'ecologia Pascal Acot a politici, societa' e agli stessi scienziati e' ''cambiare mentalita'. La societa' - ha detto - deve rendersi conto che affrontare il problema dei cambiamenti climatici e' urgente''.

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