Prima sperimentazione condotta sulle piante di frumento, rimossi i marcatori che danno resistenza agli antibiotici
"In base alla normativa europea - spiega Marcella Bracale, a capo del team di biotecnologie vegetali della Facoltà di Scienze di Varese - entro il 2008 tutte le piante ottenute da colture transgeniche dovranno essere prive di "marcatori di selezione", geni che usualmente sono in grado di conferire resistenza ad un antibiotico.
Questi geni vengono "introdotti" nelle piante insieme ai geni di interesse (quelli cioè che conferiscono alle piante la specifica proprietà desiderata) e permettono la selezione delle cellule vegetali effettivamente trasformate. La tecnica da noi adottata consente di rimuovere i marcatori di selezione senza rinunciare al miglioramento genetico ed è la prima sperimentazione di questo genere fatta sul frumento".
Lo studio è valso un prestigioso premio internazionale a Manuela Campa, al primo anno del dottorato in Biotecnologie diretto dal professor Giancarlo De Luca. Manuela ha infatti ricevuto a Baltimora il Wilton R.Earle Award 2005 conferitole dalla Society for In Vitro Biology nello scorso giugno, nell'ambito di un Congresso internazionale che vede riuniti tutti i maggiori esperti mondiali del campo.
La sperimentazione sul frumento è frutto di una collaborazione pubblico/privato ed è condotta in collaborazione con ISTA (Istituto Agrobiologico per la qualità delle Colture Mediterranee) di Busto Arsizio che contribuisce tra l'altro a coprire i costi del dottorato di Manuela.
Come si sviluppa la nuova tecnica?
Accanto al marcatore di selezione (necessario, come si è detto, durante le prime fasi del procedimento per la selezione delle cellule trasformate), la dottoressa Campa ha introdotto in embrioni immaturi di frumento il gene per la glutelina che consente migliorare di migliorare le qualità nutrizionali della farina. Successivamente, il gene marcatore di selezione viene estratto attraverso un complesso sistema che utilizza una proteina di origine batterica, la Cre ricombinasi. Questa agisce come una vera e propria "forbice" che riconosce e "taglia" il gene marcatore quando la sua presenza non è più necessaria.
"Il risultato - spiega Manuela - è quindi una pianta priva dei marcatori di selezione messi al bando dalla normativa europea."
"Questa sperimentazione sul frumento - continua la dottoranda - è quindi in sintonia con l'esigenza di migliorare le tecniche di coltura degli OGM e renderle sempre più sicure, soprattutto se si applicano a piante di interesse agricolo come in questo caso."
Come ricorda un'altra componente del gruppo di ricerca, la dottoressa Candida Vannini, ciò richiede però una buona padronanza delle tecniche di manipolazione in vitro degli organismi vegetali e proprio questo è il punto di forza del team, già autore di un brevetto su un gene che rafforza la resistenza del riso agli stress ambientali come il freddo o il caldo eccessivo.
"I nostri studi - aggiunge Candida Vannini - spaziano anche in altri settori delle biotecnologie vegetali. Ad esempio, stiamo sviluppando progetti di ricerca nel settore del plant-factory, per l'utilizzo del "sistema pianta" come bio-fabbrica efficiente ed assolutamente eco-compatibile per la produzione di molecole di interesse farmacologico ed industriale. Da questo punto di vista, le piante risultano particolarmente interessanti in quanto hanno un sistema di sintesi e maturazione delle proteine simile a quello dei mammiferi, non sono noti virus vegetali dannosi per l'uomo, i costi di produzione sono assai bassi.".