Consorzio il Biologico. Nori: Perché siamo fuori da FederBio

Inserito il 6 luglio, 2018 - 11:23

All’assemblea dei soci del Consorzio il Biologico, in svolgimento oggi, 6 luglio, al Savoia Regency di Bologna, se ancora ce ne fosse stato bisogno, è stata ribadita con sottolineature ‘forti e chiare’ la spaccatura esistente tra il Consorzio stesso e FederBio. Dalla Federazione nazionale, del resto, il Consorzio è uscito da circa un anno e non vi sono segnali, neppur minimi, di riconciliazione.

Il presidente Lino Nori, davanti ai numerosi delegati presenti, ha dichiarato: “Gli ultimi anni di FederBio sono stati segnati da posizioni problematiche, al punto che abbiamo deciso, non da soli, di uscirne. Sul piano delle opinioni, posso dire che la Federazione ha espresso posizioni denigratorie. Sul piano dei fatti, non abbiamo condiviso che FederBio abbia appoggiato in modo deciso un decreto nazionale che riteniamo sbagliato”.

“In tema di rappresentanza - ha precisato Nori -, pur avendo tra i nostri soci una parte importante dell’agroalimentare italiano e pur essendo il Consorzio un ambito dove si ragione sulla realtà e si avanzano delle proposte, non intendiamo sostituirci a qualcuno o essere un’alternativa. Siamo una cooperativa a mutualità prevalente e troviamo la nostra rappresentanza nel sistema cooperativo che fa capo alla Alleanza delle Cooperative”.

La precisazione di Nori sulla natura del Consorzio è discriminante circa la continuità dei rapporti societari con la controllata CCPB, togliendo peso alla questione, sollevata nell’ambito di FederBio, del conflitto di interessi: “La nostra formula è valida, la nostra natura ci consente di essere nella proprietà di CCPB Srl e la realtà ci dice da anni che la nostra struttura va molto bene per fare quello che facciamo ovvero un lavoro serio e trasparente nell’interesse di tutti”.

Il presidente del Consorzio il Biologico ha poi affermato che “dobbiamo contrastare la delegittimazione in atto del sistema dei controlli, un atteggiamento ostile nei confronti dei certificatori, che è deleterio per tutto il sistema, produttori compresi. Se il biologico italiano è quello che è, uno dei più forti al mondo, secondo solo agli Stati Uniti nell’export ed ha una reputazione di alta qualità, ciò si deve anche al lavoro serio e continuo, fatto di decine di migliaia di ispezioni all’anno, svolto dai certificatori”. 

Antonio Felice