Bio come riscatto sociale, il Lazio dà l'esempio

Inserito il 4 settembre, 2013 - 07:29

Si è chiuso la mattina di martedì 3 settembre con un workshop di bilancio il progetto di AIAB, 'Ricomincio dal Bio. Orti sociali, un’opportunità per minori sottoposti a misure penali', cofinanziato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali che ha coinvolto nell’orticoltura biologica circa 90 ragazzi degli istituti penitenziari minorili di sei regioni italiane. Le attività che hanno impegnato, per circa un anno, i minori in corsi di agricoltura bio si sono concluse nella realizzazione di orti all’interno degli istituti, in cui i ragazzi hanno coltivato e raccolto i frutti del loro lavoro, varietà antiche e autoctone del territorio.


A partecipare al progetto sono stati i giovani in misura di 'messa alla prova' o affidati alle comunità e ai servizi sociali della giustizia minorile degli istituti di Palermo, Roma, Pontremoli (Mc), L’Aquila, Airola (Bn) e la comunità Borgo Amigò di Roma, di due classi di età: i 'minori' tra i 14 e i 18 anni e 'giovani adulti' tra i 18 e i 21, detenuti negli istituti penali per minorenni e in esecuzione penale esterna al carcere.

A discutere nel corso dell’incontro dell’opportunità di formazione, di inclusione sociale e lavorativa offerta ai minori autori di reato, ma anche dei risultati, delle criticità e delle potenzialità del progetto sono stati i rappresentanti del Dipartimento della giustizia minorile, dei Centri per la giustizia minorile e degli Istituti penitenziari per minorenni. In quest’occasione le istituzioni si sono confrontate con i docenti e i ragazzi dei corsi di orticoltura che hanno raccontato lo svolgimento delle attività nelle cinque regioni e gli sviluppi nell’impiego in aziende agricole biologiche e cooperative sociali dei ragazzi coinvolti.

Tra i presenti anche Anna Ciaperoni, responsabile agricoltura di AIAB, Serenella Pesarin, Direzione generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari del Dipartimento giustizia minorile del ministero della Giustizia, Maria Teresa Spagnoletti, magistrato di sorveglianza presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, Rita Visini, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio e Sonia Ricci, assessore all’Agricoltura del Lazio.

Il progetto ha coinvolto attivamente non solo il personale dell’amministrazione penitenziaria, ma anche le aziende agricole e i volontari per favorire lo scambio dei ragazzi con l’ambiente esterno, per costruire ponti fuori dagli istituti ed evitare che questi rimangano un mondo chiuso e a parte. Il passo successivo che AIAB sta facilitando è quello dell’inserimento lavorativo per i ragazzi formati in aziende agricole e florovivaiste, anche attraverso tirocini formativi e borse lavoro.

A raccontare l’esperienza dal vivo della realizzazione degli orti sono stati anche i docenti e i ragazzi, protagonisti dell’attività, che hanno spiegato come il confronto e il pieno coinvolgimento nelle attività agricole abbia favorito sia l’assunzione di responsabilità individuali che l’attitudine al lavoro di gruppo. Un’esperienza che, per alcuni di loro, può rappresentare la base di nuove conoscenze per un futuro inserimento lavorativo in aziende agricole grazie alla rete creata dal progetto tra istituzioni penitenziarie e realtà professionali che si sono dette disponibili a realizzare tavoli di lavoro per dare continuità al progetto.

Rita Visini, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio, ha commentato: 'Progetti come questo dimostrano come sia sempre possibile tirare fuori il buono dalle cose della vita: in questo caso dalla terra, grazie ai principi dell’agricoltura biologica, dai ragazzi, ai quali col lavoro si possono trasmettere i valori della responsabilità e del rispetto di sé e degli altri, e dall’esperienza dell’essere sottoposti a misure penali, che se non sono capaci di dare opportunità di riscatto diventano solo una ritorsione controproducente.

La proposta degli orti e delle fattorie sociali, con il loro spazio di responsabilizzazione, di cura e anche di sudore, può diventare sempre di più una chance di crescita delle reti sociali, secondo sperimentazioni che ormai possono diventare veri e propri modelli riproducibili'. E Sonia Ricci, assessore regionale all’Agricoltura, ha aggiunto: 'I ragazzi disagiati, grazie a progetti simili imparano ad applicare sui campi le tecniche e le pratiche agricole più diffuse, vedono i frutti concreti del loro lavoro e acquisiscono nuove prospettive e speranze per un futuro migliore.

Il nostro impegno è quello di far diventare gli orti sociali, da realtà di nicchia a segmenti produttivi sempre più importanti nel Lazio. Per questo dobbiamo lavorare per offrire gli strumenti opportuni, incentivando la qualità delle produzioni e favorendo la distribuzione sui mercati, non soltanto nella vendita diretta, ma anche attraverso accordi con le associazioni dei consumatori'.