La geopolitica dei biocombustibili per il futuro dell'America Latina
Si è tenuta la scorsa settimana il primo vertice energetico sudamericano, nella città venezuelana di Porlamar, sull'Isla de Margarita, nel sud dei caraibi. L'incontro è stato organizzato nell'ambito della CSN, Comunità Sudamericana di Nazioni, ed ha visto la partecipazione unanime di tutti i paesi membri per la trasformazione di quest'ultima in Unasur, o Unione delle Nazioni Sud-Americane.
Come anticipato dagli accesi toni del dibattito sull'energia, il punto principale dell'incontro, consacrato alla volontà di cooperazione ed integrazione di tutto il cono sud, è stato il bio-combustibile, prodotto dalla canna da zucchero o dal mais.
Divergenti gli interessi energetici nella regione: il Presidente brasiliano Lula e il suo omologo boliviano Morales hanno recentemente stipulato accordi per l'esportazione di etanolo verso gli USA, che sono contemporaneamente i maggiori produttori ed importatori del mondo. Il Brasile ha dichiarato di voler aumentare di 5 volte la produzione nei prossimi dieci anni, utilizzando soltando il 2% del suo terreno agricolo e senza toccare le regioni amazzoniche e le quote alimentari per la popolazione. Scettici i commenti riguardo alla possibilità di un simile progetto. La posizione Venezuelana, maggiore esportatore di petrolio per gli Stati Uniti, difende le affermazioni fatte recentemente da Fidel Castro in merito alla geo-politica dei bio-combustibili: il cibo di millioni di famiglie in cambio della benzina per le macchine dei ricchi.
Durante l'incontro non ci sono stati scontri accesi ed il dialogo tra i vari rappresentanti politici si è svolto in toni cordiali ed amichevoli. Nonostante l'ovvio conflitto di interessi tra Venezuela e Brasile per l'esportazione di combustibile verso gli USA, il ministro degli esteri venezuelano Maduro ha difeso la posizione brasiliana, sostenendo la diversità del programma di Lula rispetto a quello di Bush. La proclamata distensione tra Brasilia e Caracas è stata sancita in occasione dell'avvio del progetto di una raffineria da cinque miliardi di dollari, frutto dello sforzo congiunto dei due paesi. Il Presidente venezuelano Chavez ha dichiarato di voler incrementare le importazioni di etanolo per arricchire la propria produzione di benzina.
Oltre al bio-combustibile, sul tavolo delle trattative c'era la costruzione del Gasdotto del Sud, che unirà dai Caraibi alla Patagonia tutto il subcontinente e darà corpo al progetto di Petrosur e Petroandina. L'obiettivo finale è la costituzione dell'Opegasur (Organizzazione dei Paesi Esportatori e Produttori di Gas del Sud America), che dovrebbe, analogamente all'Opec, regolamentare, stimolare e difendere l'erogazione di energia sicura per il continente.
Ancora più sostanzioso è il piatto delle trattative per la creazione della Banca del Sud. Chavez inneggia all'Unione del Sud e promuove questa entità finanziaria regionale che dovrebbe rivaleggiare in pochi anni con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Difficile la posizione di Lula che deve in buona parte alla Bolsa Família, programma appoggiato dalla Banca Mondiale di Wolfovitz, la sua vittoria elettorale: stando alle ultime notizie il Brasile non parteciperà al progetto della Banca del Sud. Al momento, il progetto è sostenuto principalmente da Argentina, Bolivia e ovviamente Venezuela. Si attendono nuovi sviluppi.
La Voce d'Italia, 23 aprile 2007



