L'Italia, nonostante possa considerarsi a pieno titolo trai leader mondiali per la produzione delle plastiche "verdi", dimostra di non essere ancora in grado di utilizzare appieno il suo stesso potenziale.
Nel mondo ogni anno sono prodotti 150 milioni di tonnellate di plastica; in Europa 44milioni e solo in Italia 9 milioni di plastica che ogni anno deve essere smaltita a costi impressionanti, ma soprattutto con un forte impatto inquinante. Fino ad oggi ciascuno di noi ha consumato 30 kg/anno di plastica, ma le previsioni del nuovo millennio parlano di un potenziale di consumi che ci farà arrivare a 100 Kg/anno pro capite. In un anno i rifiuti di plastiche uccidono oltre un milione di uccelli marini, 100mila mammiferi marini, ma cosa bene più grave la plastica non è biodegradabile e continua ad inquinare.
Secondo quanto riporta l'associazione "Chimica verde Bionet" oltre il 60% della produzione nazionale di plastica biodegradabile è destinata al mercato straniero, mentre il restante 40% è utilizzato per laproduzione di materiale per catering.
La causa è da ricercare in "una normativa che ancora non è indirizzata in maniera adeguata all'educazione del risparmio nella plastica" nonostante, come spiega Bionet, l'utilizzo dei biopolimeri rappresenterebbeun'importante soluzione da vari punti di vista, a partire dal risparmio energetico per la loro produzione: fino al 75 in meno di energia e fino all'80% in meno di emissioni gas serra.
"A questo proposito noi proponiamo patti di filiera adeguati - spiega Lorenzo D'Avino, di Chimica verde - in particolare nei settori delle oleaginose e delle amidacee, oltre a sottolineare l'importanza di puntare su colture intensive a basso impatto ambientale e quindi libere da Ogm". "Chimica verde Bionet" è un'associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di promuovere e sviluppare la ricerca e l'applicazione industriale e commerciale di materie prime di origine vegetale, secondo criteri di ecosostenibilità. Ad oggi comprende una ventina di soci tra cui associazioni a carattere nazionale quali ad esempio Legambiente (uno dei soci fondatori), diverse attività imprenditoriali che operano nel campo della chimica verde a livello toscano, nazionale o internazionale, alcuni ricercatori specializzati nelle filiere prese in esame dall'associazione.



