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CARPI (MO), IL TESSILE BIO ESCE DALLA NICCHIA

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Cresce l'interesse delle imprese per i tessuti anallergici

Cominciare a realizzare e commercializzare in proprio capi finiti. Concludere l'iter per arrivare alla certificazione di prodotti anallergici. Allargare il numero delle imprese della filiera tessile interessate a produrre e promuovore i tessuti biologici.

Dopo l'esperienza pionieristica negli anni scorsi di una dozzina di aziende del settore (in particolare imprese che offrono servizi e lavorano conto terzi per colossi nazionali o mondiali), sostenuta tra l'altro dall'intervento dell'amministrazione comunale, il biotessile riparte da Carpi grazie al lavoro del Consorzio Vis (Vivere in salute) al quale aderiscono per ora cinque aziende presenti in uno dei distretti più importanti in Italia. «Siamo ancora agli albori- spiega Federico Poletti, amministratore di Tessitura Florida e vicepresidente del Consorzio Vis -. Per la nostra azienda ad esempio, quella dei tessuti biologici rappresenta lo 0,5% dell'intera produzione. Si tratta ancora di un prodotto di nicchia che costa in media dal 35 al 45% in più rispetto il cotone tradizionale. Ènostra intenzione, però, arrivare col tempo al prodotto finito e non soltanto alla lavorazione dei tessuti.In questo modo contiamo anche di abbassare il costo a non oltre il 25% in più rispetto quello non bio».

Il volume d'affari del tessile bio certificato,secondo una stima di Icea ( Istituto per la certificazione etica ambientale), si aggira in Italia sui 3 milioni di euro: un piccolo tassello rispetto ai 370 milioni realizzati in Europa, che rappresenta il maggiore produttore al mondo (più del 50% dei 680 milioni totali). Il tessile biologico,oltre ad impiegare fibre naturali, prive di Ogm,coltivate e lavorate senza l'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi o inquinanti, rispettai diritti dei lavoratori e si affida a tecniche diridotto impatto ambientale in ogni fase del processo produttivo.

Infatti solo sul cotone convenzionale, che rappresenta il 50% di tutte le fibre tessili, viene riversato il 25% degli insetticidi impiegati nel mondo e, nelle diverse fasi di lavorazione industriale, si può arrivare ad impiegare 1 kg di sostanze chimiche di sintesi per 1 kg di prodotto tessile lavorato. «Il nostro progetto è nato quasi per caso - continua Poletti - da una proposta dell'amministrazione comunale e di Aiab, l'associazione italiana per l'agricoltura biologica, che hanno voluto costitire una sorta di microfiliera tra alcune imprese carpigiane per sviluppare nuovi prodotti e processi ecocompatibili nel tessile abbigliamentomoda. Da qui è partita la sperimentazione del cotone biologico». Dopo i primi passi è arrivato il marchio Aiab che certifica un prodotto tessile ottenuto da fibra naturale biologica (conformità al regolamento Cee, non utilizzo di processi di sbiancamento a base di cloro o sostanze contenenti metalli pesanti come il nichel, il cromo, il rame e il cobalto nel processo di tintura e stampa).

«Il nostro obiettivo è di arrivare ad ottenere l'etichettatura di non allergenicità per riuscire a mettere in commercio un prodotto bio finito - spiega l'amministratore di Tessitura Florida -per questo continuiamo ad investire nella ricerca. Questa ulteriore certificazione crediamo sia il modo per mantenere il "made in Carpi", ma anche per poter presentarci al cliente con un'assicurazione in più. Tanti sono interessati a questo tipo di prodotto,in particolare tra le aziende che commercializzano abbigliamento per bambino».


Il Sole 24 Ore, 5 gennaio 2006 

 

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