Sergio Marelli sottolinea come l'assenza nell'accordo di obiettivi a medio termine riguardo alle emissioni di Co2 e' "solo un espediente per rinviare il problema di mezzo secolo, quando il pianeta sarà ormai bruciato". L'accordo raggiunto, che prevede un taglio globale delle emissioni del 50 % entro il 2050, non tiene conto, ha argomentato Marelli, "dei risultati raggiunti alla conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Bali", che oltre a chiedere un taglio dal 50 all'80 % delle emissioni di gas nocivi entro il 2050, prevedeva di abbattere le emissioni del 25-40 per cento entro il 2020. Una tappa intermedia "indispensabile", ha spiegato il presidente delle ong, per fare "passi concreti e non fermarsi al solito balletto delle promesse non mantenute".
"Da questo vertice portiamo a casa soprattutto incertezze e dubbi", ha insistito, "mentre le persone nei Paesi poveri muoiono di fame e non sanno come sfamare i propri figli, i grandi della Terra commissionano l'ennesimo studio per stabilire le cause della crisi alimentare globale, coinvolgendo quelle stesse istituzioni che con le loro politiche sono spesso concausa di questa nuova emergenza mondiale".
Le ong ribadiscono, "la netta opposizione a questa visione della realtà distorta dalla logica del progresso e del profitto".
Le grandi opere e gli ogm, ha continuato, "servono a incrementare i mercati e i profitti delle multinazionali e delle imprese europee ed italiane, non certo a sostenere lo sviluppo sostenibile delle popolazioni dei sud del mondo".
Oggi i poveri del sud non riescono ad acquistare gli alimenti, ha concluso, "domani dovranno anche affrontare la spesa delle sementi per poter produrre cio' di cui cibarsi".
da Agi



