Nel documento siglato dai big mondiali, in cui si sancisce lo sforzo in favore delle sorti ambientali del pianeta si prende l’impegno della riduzione del 50% delle emissioni per il 2050, differenziato per responsabilità e capacità, con il mantenimento delle tecnologie esistenti nel breve termine, e con lo sviluppo di tecnologie a basso emissione di Co2 nel medio e lungo termine. Un nulla di fatto a proposito della riduzione del 25-40 % per il 2020, ed in più, merito della diplomazia italiana, viene inserito lo stesso capitolo che il nostro ministro Scajola era riuscito a fare inserire nel documento G8 dei ministri dell’energia, in cui si spiega che un numero crescente di paesi esprime interesse per i programmi nucleari come strumento per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sicurezza energetica.
Questi paesi, si dice, considerano il nucleare uno strumento essenziale per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili e di conseguenza ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Questo preannuncia evidentemente l’intenzione di utilizzare i fondi che dovrebbero servire alle alternative vere di produzione di energia attraverso fonti rinnovabili e pulite come sole, vento, geotermia, microidroelettrico o per le misure di mitigazione delle conseguenze, proprio a favore di questa nuova passione per una fonte il nucleare ben lontana dall’aver risolto i suoi due problemi da sempre, sicurezza e trattamento delle scorie.
Nulla di più facile che ributtare la palla in avanti, prendendo impegni che si perdono lontani nel tempo e con una posizione soprattutto in palese contrasto con quanto l’Europa avesse finora perorato.
La Ue, ricordiamolo, chiedeva la riduzione del 30% entro il 2020, ma sembrerebbe cambiata la posizione, considerando la soddisfazione espressa in una nota di Barroso ancora prima che il documento uscisse dalle stanze.
E poi c’è il capitolo che riguarda i convitati di pietra. I “grandi del pianeta” non intendono dare il via a nessuno sforzo finchè anche India e Cina non inizieranno a fare qualcosa. Come se le responsabilità dello stato attuale fosse responsabilità unica dei paesi in via di sviluppo. fonte Greenreport



