L'utilizzo della soia biotech prodotta dalla Monsanto nei mangimi solleva molti interrogativi legati sia all'impatto ambientale delle
colture Ogm che alla sicurezza del loro utilizzo per l'alimentazione umana e animale.Niente, allo stato dei fatti, ci porta a escludere la presenza di Dna transgenico nel prodotto finito o nel latte che viene utilizzato per la produzione, specie nel caso di animali nutriti con Ogm per lungo tempo, come i bovini. Quanto agli effetti negativi sull'ambiente associati alle coltivazioni Ogm sono ormai numerosi e ben documentati, in particolare per quanto riguarda le colture tolleranti agli erbicidi (come la soia della Monsanto).
In merito alle dichiarazioni dell'Efsa, è necessario ricordare che molto spesso i dati forniti dalle aziende biotech vengono assunti acriticamente dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, senza considerare le opinioni scientifiche divergenti e gli impatti a lungo termine sull'ambiente e la salute. "L'esclusione degli Ogm non è una scelta integralista, ma volta alla tutela", spiega Federica Ferrario, responsabile Ogm di Greenpeace: "Riteniamo che i rischi legati alle colture transgeniche siano tali da giustificare un immediato stop alla coltivazione, soprattutto in un contesto di continui allarmi sulla sicurezza degli alimenti. E gli Ogm vanno esclusi a maggior ragione in filiere produttive di qualità, come quella del Parmigiano Reggiano".
Le alternative ci sono. E sono concrete. La soia certificata non-Ogm è disponibile sul mercato in quantità: ve ne è a sufficienza per tutta la produzione del Parmigiano-Reggiano e per l'intero fabbisogno italiano. È
importante inoltre, come sottolineato anche dal Consorzio, promuovere e sperimentare un nuovo piano proteine su larga scala, per integrare il sistema con ingredienti alternativi alla soia, prodotti direttamente in
Italia. A questo scopo, per esempio, si possono utilizzare colture quali lupino, erba medica, favino, pisello e altre leguminose tipiche dell'area mediterranea.
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