Kibera è lo slum più popoloso del città di Nairobi e forse dell'intera Africa con il suo milione di abitanti. Una baraccopoli falcidiata da delinquenza, povertà, aids, condizioni igieniche critiche, che ha visto violenti scontri etnici nella sua storia, l'ultimo dopo le contestazioni alle elezioni politiche che hanno sconvolto l'intero Paese all'inizio del 2008.
In questo difficile ambiente, un gruppo di giovani poco più che ventenni, praticamente tutti ex carcerati se non addirittura ricercati, si sono riuniti nel Youth Reform Group e hanno cominciato a recuperare vasti terreni abbandonati dello slum. Questi giovani si sono impegnati a bonificare appezzamenti invasi da immondizia e latrine a cielo aperto. Poi, con l'aiuto della Green Dreams, una compagnia pioniera nella produzione di biologico in Kenya, hanno trasformato il terreno libero in una fattoria biologica. Ora, là dove c'era sporcizia e abbandono, si coltivano zucche, spinaci, girasoli ecc. tutto rigorosamente bio.
«L'unico problema è il terreno» afferma Victor Matioli, membro del Youth Reform Group «i livelli di tossicità sono ancora alti, anche se non pericolosi, perchè non abbiamo la tecnologia necessaria per bonificare a fondo. Ma coltivando biologico, usando fertilizzanti naturali e niente pesticidi, contiamo di risanare il suolo in pochi anni».
Questa estate i primi ortaggi sono stati raccolti e consumati dai giovani e dalle loro famiglie, mentre il surplus è stato rivenduto all'interno dello slum. L'agricoltura ha dato a questi giovani una speranza, in questo angolo di mondo fatto di povertà e delinquenza.



