Chi ha voluto fortemente questo evento sono Caroline Pobitzer e Jan H. Erbach , che in collaborazione con il Gourmet's International, hanno voluto in questo ambito rendere immediato lo scambio di informazioni tra i produttori e i numerosi cultori del vino in modo da fare chiarezza sulla materia.
I vignaioli delle diverse regioni italiane, in gran parte rappresentate, insieme ad alcuni produttori di oltralpe, hanno dato la possibilità di degustare i loro lavori enologici, preparati in vigna e rifiniti in cantina. A volte veri e propri "oggetti d'arte". Vini differenti per scuola di pensiero e per espressività, ma accomunati dalla volontà di offrire al consumatore il meglio sia in termini organolettici che dal punto di vista salutistico - e l'assenza di fitofarmaci e concimi di sintesi nel processo produttivo lo garantiscono - senza incidere negativamente sull'agroecosistema, e di conseguenza sull'ambiente.
Durante la mia visita ho assaggiato alcuni di questi vini e subito è risaltato il loro carattere insolito, lontani dai vini che impongono e contemplano i baroni salmodianti che stabiliscono quali sono i gusti nazionali e internazionali, distanti dai giudizi parametrici del piacere dato da un vino, pura provocazione, come lo è la mia. Molti di questi vini sono semplicemente dei grandi vini, altri lo saranno le prossime annate o lo sono stati in annate già belle che bevute e forse ancora nei pensieri e nei ricordi di chi, anche per una sola volta, a questi vini si è avvicinato con la dovuta sensibilità e attenzione, senza dare giudizi preconfezionati e tagliati col coltello, un tanto al chilo, e ascoltato il loro racconto si è emozionato.
Senza insistere e soffermarmi su ogni singolo assaggio, e senza farne una lista di preferenze di merito mi hanno colpito, del Podere Le Bonce, il Chianti Classico Le Trame 2004 e 2005, fresca adolescenza, il Barolo Brunate DOCG di Giuseppe Rinaldi Le Coste 2004 e Il Langhe Nebbiolo DOC 2006, superba eleganza, di Caiarossa il Toscana IGT Caiarossa 2005, il Toscana IGT Pergolaia 2005 e il Toscana IGT vendemmia tardiva Oro 2006, affascinate finezza, di Duemani il Toscana IGT Altrovino 2007, il Toscana IGT Demani 2006 e il Toscana IGT Suisassi 2006, ricercata potenza espressiva, Paolo Bea Montefalco DOCG Sagrantino secco 2003, sua sagrantinità unum et unicum nel panorama dei sagrantino, insolito insomma, della Tenuta Grillo il Barbera d'Asti DOC Igiea 2004, Il Pecoranera DOC 2003, freisa, dolcetto e merlot in realtà, e il Baccabianca DOC 2004, da uve cortese di nome e di fatto, un rosso travestito da bianco, estrema coerenza, di Oasi degli Angeli il Marche IGT Kurni 2006, tra dieci anni l'ardua sentenza, per ora adorabile eccellenza, di Marco Sara un Verduzz dal sis e un Piculit dal sis, dell'azienda Denavolo il Dinavolo vino da tavola lotto2006, da uve di ortrugo, malvasia, Marsanne e un uva autoctona ancora da catalogare, assoluta libertà di espressione, un vino selvaggio come sono definiti quei vini che si tracciano il proprio percorso organolettico senza una guida severa, e senza aggiunta della benché minima sostanza di governo.
Vini molto diversi tra loro, ma vini veri, naturali, bio&dinamici. A voi l'assaggio. (Michele d'Apolito)



