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"SI E' PARLATO DI SOLUZIONI. NON DI PROBLEMI". IL CONGRESSO IFOAM DI MODENA

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Si è concluso il Congresso mondiale dell’Ifoam ( International Federation of Organic Agriculture Movements) che si è svolto la settimana scorsa a Modena.

L’organizzazione, nata nel 1972, ha sede a Bonn e coinvolge 750 associazioni in 108 nazioni e rappresenta l’istituzione del settore biologico presso l’Onu e nei contesti governativi. A Modena si sono incontrati 1700 esperti, 110 Paesi rappresentati per la manifestazione più importante per il settore dell’agricoltura biologica. Più di 800 partecipanti, biodiversità, sicurezza alimentare, tecniche di semina, coltivazione e raccolta, opportunità di mercato, rilevazioni e certificazione e innovazione tecnologica; sono stati questi i temi oggetto di dibattito nelle giornate di studio e nelle oltre 700 conferenze che si sono tenute.

ifoam2008-plenaria.jpgCultivate the future, è stato questo lo slogan scelto per l’appuntamento italiano, perché l’agricoltura biologica, l’hanno ricordato nel messaggio di benvenuto il presidente Gerald A. Herrmann e Angela Caudle de Freitas, direttore esecutivo, propone “soluzioni ai maggiori problemi che affliggono questo mondo: dai mutamenti climatici all’incertezza alimentare, dagli squilibri di genere alla perdita delle biodiversità, dall’impoverimento demografico nelle zone rurali all’ingiustizia sociale”.
Le tre giornate centrali del Congresso sono state dedicate ad approfondire i quattro assi teorici portanti per l’agricoltura biologica: salute, ecologia, equità solidale e attenzione consapevole. Incontri su produzioni vegetali, zootecnia, politiche di sviluppo, energie rinnovabili, diritti umani e cooperazione internazionale. E poi gestione e uso dei fertilizzanti, metodologie di coltivazione organica, biodiversità, sicurezza e qualità dei prodotti biologici, politiche agrarie internazionali e il peso dell’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo con un approccio interdisciplinare, teso da una parte a valorizzare le esperienze locali e regionali, e dall’altra a promuovere l’innovazione in tutti i campi della produzione biologica e la cooperazione tra i differenti attori.

vandana_shiva.jpg Tra i protagonisti della prima giornata personalità di fama internazionale come Vandana Shiva, l’attivista indiana Asha Kachru e il professore Miguel Altieri. Nel corso dell’incontro dedicato ad agricoltura biologica e cambiamento climatico, organizzato dalla Fao si è parlato di adattamento e mitigazione del cambiamento ambientale, e soprattutto sul ruolo del carbonio ( e i gas serra in generale) nelle certificazioni biologiche. Vandana Shiva, in qualità di presidente dell’International Commission on the Future of Food and Agricolture, ha presentato il Manifesto sul futuro del cibo nell’era del cambiamento climatico. Donne e l’agricoltura biologica, la salvaguardia di natura e biodiversità, sono stati gli altri temi affrontati nelle conferenze della giornata.
Non solo il centro della città di Modena, ma tutti i paesi della provincia sono stai coinvolti dall’avvenimento. A Carpi, per esempio, nella giornata di mercoledì si è parlato di tessuti biologici, una scelta all’avanguardia, ma anche una necessità per sopravvivere all’imminente fine dell’era del petrolio. Nell’incontro organizzato da Icea, ancora Vandana Shiva ma anche l’economista e filoso Serge Latouche e il presidente del Wuppertal Institute Wolfang Sachs. “

Non abbiamo ancora capito cosa comporti il tipo di abbigliamento che indossiamo,” ha puntualizzato Vandana Shiva raccontando come la tragedia di Bohpal ( tre mila indiani morti) sia scaturita proprio da una fuga di insetticidi per il cotone.
Il passaggio al bio, ha spiegato invece Sachs, rappresenta non solo “l’essere all’avanguardia in un’evoluzione del mercato”, ma anche una necessità per affrontare la fine della cosiddetta “era del petrolio”. La fine del petrolio coinciderà, ha precisato Latouche, con “la fine delle fibre sintetiche e dell’agricoltura produttivista, perché i concimi chimici sono petrolio così come i pesticidi”.

Di Salute e giustizia sociale si è parlato nel corso della giornata di giovedì, in cui si è pubblicizzato il progetto di ricerca QLIF (QualityLowInputFood). Finanziata nel 2004 dall’Unione Europea, la ricerca ha affrontato l’intero ciclo di produzione alimentare dal campo al consumo ponendosi l’obiettivo di migliorare la qualità e di ridurre i costi dei cibi biologici a basso input, cioè riducendo al minimo o evitando completamente l'uso di antiparassitari e fertilizzanti sintetici. La diffusione del cibo biologico, soprattutto in Italia, passa attraverso i servizi di ristorazione scolastica perché, è stato chiarito: un futuro sano inizia da bambini in salute.

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L’educazione all’alimentazione a partire dalle scuole può essere quindi la strategia vincente per far diventare i bambini degli adulti sani e consapevoli. Nel corso della conferenza dedicata all’argomento sono state presentate le più significative esperienze di educazione alimentare e di ristorazione scolastica realizzate in Italia, Svezia, Germania, Giappone e America Latina, che saranno commentate da specialisti italiani e internazionali. Presente Alan Greene, pediatra dell’Università di Stanford e vincitore del premio “Yahoo Internet Life’s” come miglior risorsa “on line” per i genitori e il prof. Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria di Bologna e ideatore del “Last Minute Market”, il progetto che permette il recupero dei prodotti alimentari rimasti invenduti nei supermercati, e Frances Moore Lappé, fondatrice insieme alla figlia Anne dello Small Planet Institute, un’organizzazione per la promozione dello sviluppo sostenibile. Nel 1987 ha ricevuto il Right Livelihood Award per “aver individuato le cause economiche e politiche della fame nel mondo”.
In altra sede, nel corso della giornata, si è invece parlato di politiche di sostegno al biologico, nell’incontro organizzato dal Centro internazionali di alti studi agronomici mediterranei (Ciheam) e dall’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb) con la supervisione di Patrizia Pugliese della Rete per l’agricoltura biologica del Mediterraneo (Moan - Mediterranean Organic Agriculture Network).

Il ruolo dei governi nello sviluppo del bio, la cooperazione tra politici, amministratori e operatori. La responsabilità dei carburanti di origine fossile e l’emergenza climatica, è stato il tema centrale delle conferenze della giornata di giovedì. Per Vadana Shiva l’unica soluzione potrebbe nascere dall’adottare l’agricoltura biologica come opzione diffusa. Ma gli sforzi istituzionali fin ora adottati, ha spiegato, come il protocollo di Kyoto, hanno fallito perché “ha solo costruito un ‘commercio’ di emissioni nocive fra i vari paesi, senza cambiare la situazione”. Secondo Nadia El-Hage Scialabba della Fao “le pratiche bio possono ridurre a zero le emissioni di gas serra dovute all’agricoltura, emissioni che oggi coprono il 18% del totale”. Ma è necessario “eliminare l’uso di combustibili fossili ed incrementare la produzione di biogas, insomma produrre da soli l’energia che ci serve,” ha puntualizzato Jorgen Olesen, rappresentante dell’Ipcc (International panel on climate change).
“Il futuro è dei sistemi agricoli che tutelano la biodiversità – è il punto di vista di Miguel Altieri, dell’Università di Barkley (California) - come quelli biologici e su scala ridotta. Le monocolture estensive di tipo industriale sono invece destinate a collassare, perché non sapranno adattarsi ai cambiamenti climatici e all’impennata dei costi del petrolio”.

Si è parlato anche di diritti umani. “Nei paesi in via di sviluppo non c’è giustizia sociale senza biologico,” ha dichiarato Jacqueline Haessig Alleje, rappresentante di Ifoam, impegnata da anni, in prima persona, a diffondere le pratiche bio fra i contadini delle Filippine. “Per chi abita nelle aree rurali del mondo – ha spiegato Alleje –, ridotte alla fame dall’industria agricola e costrette ad abbandonare le campagne per le città, passare al biologico significa riacquistare i propri diritti: e non si tratta solo di essere pagati in modo equo, ma anche di difendere la propria identità culturale”.
Le esperienze biologiche, grazie alla cooperazione internazionale, al commercio equo e solidale e al microcredito, si sono moltiplicate in tutto il mondo. In Sud America la noce dell’Amazzonia, primo prodotto equo ad arrivare sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, è diventata il simbolo della difesa della foresta e dei suoi abitanti.
Tra le esperienze raccontate anche quella che coinvolge la città di Modena. La Casa circondariale cittadina è infatti uno dei quattro istituti penitenziari italiani (su un totale di 200) ad ospitare al suo interno un’azienda agricola biologica. A partire dal 2000 l’istituto modenese ha avviato due specifici progetti finalizzati al recupero e al reinserimento sociale dei detenuti. Uno è incentrato sull’apicoltura, l’altro, denominato “Agricola 2000”, sull’agricoltura biologica. “Abbiamo optato per questa scelta – ha raccontato il direttore, Paolo Madonna – per offrire ai detenuti, in gran parte stranieri, la possibilità di apprendere tecniche colturali a basso impatto ambientale da applicare quando torneranno nei loro Paesi d’origine”.

A Modena si è parlato, ovviamente, anche del mercato del biologico e l’analisi di Helga Willer, della Fibl, conferma come l’Italia sia il primo paese europeo per produzione e il quinto nella classifica mondiale. Sono oltre 31 milioni di ettari coltivati a biologico nel mondo, con l’Australia in cima alla classifica (più di 11 milioni di ettari) e un giro d’affari da 26 miliardi di euro.
“Ma dev’essere chiaro– ha aggiunto Lukas Kilcher della Fibl – che il commercio equo e solidale è una soluzione temporanea”. “Il libero mercato non sarà mai a favore dei più poveri - spiega Wolfgang Sachs - e finché l’agricoltura verrà considerata solo da un punto di vista economico saranno sempre i più forti a vincere”. “Bisogna mettere un freno al commercio senza regole e restituire ai governi nazionali il diritto di decidere sulle importazioni e di sostenere l’agricoltura locale,” e l’auspicio del prof. Sachs, in chiusura della manifestazione.
“Il maggior risultato di questo congresso è stato il fatto che si è parlato di soluzioni, non di problemi come abitualmente si fa – è il commento finale di Gerald Hermann - Scienziati, tecnici, produttori e ambientalisti si sono concentrati sulle solizioni. Soluzioni che passano solamente attraverso l'agricoltura biologica”.

 Ma non finisce qui il coinvolgimento della città emiliana per le sorti dell’agricoltura biologica. Nei prossimi giorni si riunirà il direttivo di Ifoam per individuare il nuovo indirizzo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica nel mondo e verrà decisa anche la prossima sede del diciassettesimo congresso Ifoam che si terrà fra tre anni nel 2011. Sedi candidate Corea del Sud e Taiwan.

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