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MARCHE: AGRICOLTURA SEMPRE PIU' BIO

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Pioniere anni fa con cooperativa Alce Nero e ora ai vertici nazionali per aziende e superfici coltivate . Fra mucca pazza e crisi energetica settore in crescita. Ed è boom anche dei gruppi di acquisto solidale.


agricoltura-biologica.jpgANCONA - Il futuro sarà sempre più bio. Un settore che, senza boom e senza crolli, superando qualche raffreddore di stagione e sfruttando l'effetto-panico di aviaria e mucca pazza, continua a consolidarsi. Le Marche tengono il passo e si posizionano ai vertici nazionali per aziende e superfici coltivate. Con la Regione pronta a varare la campagna promozionale di lancio del marchio regionale "QM, qualità garantita delle Marche", attraverso il quale promuovere e favorire la valorizzazione dei prodotti agroalimentari. E poi c'è la crisi energetica con l'emergenza campana dei rifiuti a sdoganare il bio dalle botteghe per pochi adepti. L'agricoltura biologica consuma meno energia e meno acqua. Non inquina e non spreca. Sinonimo di rispetto dell'ambiente, della biodiversità e di tutela della salute del consumatore. Ma è anche un buon business.

Nelle Marche su 1918 aziende 1721 sono a conduzione biologica, 138 quelle di trasformazione, 56 di produzione e trasformazione e 3 importatori. Raffrontate con gli altri territori, le Marche risultano tra le prime 5 regioni italiane, isole escluse. Sono inoltre una delle regioni che ha aumentato l'estensione delle colture biologiche con il 10 - 12% della superficie agricola totale. E se all'esordio produttivo le produzioni biologiche delle Marche erano destinate principalmente all'esportazione verso il nord Europa, oggi il mercato nazionale si sta rafforzando sempre più, come confermano i dati sull'aumento dei punti vendita e l'incremento della presenza degli "angoli del biologico" nei supermercati. Non solo. Il mercato è in crescita anche attraverso nuove e moderne forme di commercializzazione come quella del franchising per il quale importanti marchi nazionali hanno espresso positive valutazioni anche per il mercato marchigiano. Insomma, le cifre dicono con chiarezza che la scelta ecologica nata nelle Marche diversi anni fa e di cui la nostra regione è stata con la Cooperativa Alce Nero pioniera in campo nazionale, è ormai diventata un'opzione economica con serie prospettive. Come spiega il presidente della Coldiretti Marche Giannalberto Luzi "il biologico è un settore importante per l'agricoltura. Innanzitutto dal punto di vista della difesa del territorio, tanto che abbiamo iniziato a parlare di ‘ambienticoltore', dopo aver portato avanti un processo di ‘ambienticultura'; ma anche perché calamita sempre più l'interesse dei cittadini, come dimostra l'aumento del 6,4% degli acquisti sul biologico".

Zoccolo duro il bio consumatore. Secondo un sondaggio commissionato dalla Regione, la sicurezza (51%) è il motivo principale che spinge all'acquisto, seguita dalla curiosità (22%) e dalla certezza che fanno bene alla salute (22%). La preoccupazione per la corretta alimentazione dei figli raccoglie il 21% delle risposte, la qualità al palato il 14%. I prodotti su cui concentra la sua attenzione sono frutta, verdura, latte, yogurt, carne e salumi, formaggi, olio, prodotti da forno.

E se mangiare bio è associato a un concetto di vita sana, l'acquisto è collegato a una spesa consapevole. Numerosi sono i gruppi di acquisto solidale. Nelle Marche operano diciasette Gas, reperibili su www.retegas.org. C'è chi viene da una lunga esperienza di attività congiunta fra scout, bottega del mondo, Legambiente, associazione missionaria e chi raccoglie semplicemente un gruppo di famiglie (fino a 120 per "La Goluppa" di Pesaro). A guidarli, il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell'ambiente, ai popoli del sud del mondo. "Alla base - informa girobio-marche,it - vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di una alternativa praticabile da subito. Il gruppo aiuta a non sentirsi soli nella propria critica al consumismo". Il loro numero, potete scommetterci, è destinato a crescere.

da Corriere Adriatico del 20 Gennaio 2008
 

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