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Nov 22nd
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UN SETTORE CON CONTROLLI VERI E' UNA GARANZIA PER I CONSUMATORI

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La revoca dell'autorizzazione ad esercitare l'attività di controllo deciso dal Ministero ad un ente certificatore non imbarazza il mondo del bio. Lo rafforza.

garanzia.jpgLa notizia è di quelle che avrebbe potuto mettere in difficoltà qualsiasi altro settore economico della nostra penisola, abituata a nascondere la polvere sotto il tappeto e, soprattutto, ad attendere facendo spallucce che l'attenzione del consumatore torni a rivolgersi verso qualcos'altro. Queste caratteristiche non sono certo quelle che contraddistinguono invece il mondo del biologico, un mercato in costante ascesa, forte della trasparenza che lo contraddistingue.

Lo scorso 28 dicembre, proprio tra Natale e Capodanno, la Direzione Generale per la Qualità dei Prodotti Agroalimentari del Mipaaf ha emesso un decreto (n. prot. 26037) con cui viene revocata l'autorizzazione ad un ente certificatore,  I.C.S. Control System Insurance s.r.l. di Grosseto, "ad esercitare l'attività di controllo" e rilasciare certificazioni. Lo stesso giorno gli enti di certificazione del biologico italiano ricevono un fax in cui vengono informati della messa in liquidazione della società dal giorno 19 dicembre 2007. L'I.C.S., attiva dal 2003, si trovava già in attesa di una revisione avendo ricevuto una segnalazione  ed una richiesta di revoca dell'autorizzazione da parte della Regione Toscana.

La notizia, che coinvolge il futuro di uno dei sedici enti di certificazione bio italiani, viene diffusa giovedì scorso, con un comunicato stampa dell'A.I.A.B. in cui il presidente Andrea Ferrante coglie l'occasione per esprimersi in maniera positiva  sul sistema di vigilanza nel settore.

Greenplanet si è messa in contatto con i rappresentanti del settore della certificazione per capire meglio se la notizia potesse aver destato qualche preoccupazione e per poter analizzare assieme lo stato del biologico in relazione al sistema di vigilanza. Non tutte le persone che abbiamo cercato di contattare si sono rivelate disponibili, ma nel complesso l'occasione è stata utile per cominciare ad affrontare uno dei tema che porteremo avanti nei prossimi mesi.

"Se il MiPAAF ha preso questa decisione, va rispettata e attendiamo di conoscere i dettagli e la comunicazione ufficiale a seguito della pubblicazione del decreto," ha commentato Angelo Maugeri di Ecocert Italia. "Di sicuro possiamo affermare che a dispetto di chi insinua che il mondo del biologico non sia sufficientemente controllato - ha precisato - l'accaduto dimostra che oltre alla presenza degli organismi di controllo che verificano le aziende che operano nel settore, esiste un sistema di vigilanza serio da parte delle istituzioni che quando è necessario applicano sanzioni dure come la revoca dell'accreditamento". Per Maugeri: "Questo va interpretato come un segnale forte per i consumatori, che il sistema pubblico funziona".

Anche per Fabrizio Piva, vicepresidente del Consorzio per i prodotti biologici (CCPB), il sistema di controllo e certificazione italiano ha dimostrato ancora una volta prova di serietà e maturità. Questa è una garanzia per la qualità dei prodotti italiani infatti, spiega: "Oltre il 50% della produzione biologica nazionale varca i nostri confini ed è apprezzata in tutto il mondo."

"Nel sistema di controllo hanno ovviamente un posto di primo piano gli organismi di vigilanza pubblica - continua - che sorvegliano la corretta attuazione delle norme europee e nazionali; il caso in questione dimostra che il sistema di controllo funziona ed è in grado di confermare al mercato i contenuti del metodo di produzione biologico". Inoltre, conclude: "Non dimentichiamo che si tratta dell'unico sistema di produzione agroalimentare controllato in ogni singola fase e per ogni operatore".

A proposito della vicenda che coinvolge l'I.C.S., anche Alberto Bergamaschi di QC&I chiarisce di non conoscere i particolari, per cui ne approfittiamo per approfondire il tema della certificazione.

"Ci sono alcune peculiarità del settore della certificazione biologica che non sono sempre a conoscenza all'esterno ma che lo contraddistinguono in modo importante", spiega.

"L'importo medio contrattuale che un operatore è tenuto a pagare per l'inserimento nel sistema di certificazione del biologico - chiarisce - è sensibilmente inferiore alla media dei contratti per altri tipi di certificazione anche se  gli adempimenti e le responsabilità sono, al contrario, notevolmente maggiori".  Tra gli adempimenti vi è la gestione informatica delle informazioni, tra queste, la catalogazione degli operatori e delle aziende agricole, la verifica della composizione delle ricette e delle etichette di tutti prodotti trasformati, l'accertamento dei bilanci di massa tra le entrate e le uscite dei prodotti, l'obbligatorietà delle prove analitiche per una percentuale a campione dei prodotti certificati e per l'approfondimento dei casi dubbi, l'obbligatorietà alla verifica del mantenimento della rintracciabilità di tutte le produzioni zootecniche, la verifica della provenienza biologica degli acquisti e molto altro.

Un altro punto importante, spiega Bergamaschi è che: "Il controllo e la certificazione delle produzioni da agricoltura biologica necessita di una esperienza molto specifica, difficilmente riscontrabile spontaneamente nelle competenze di un tecnico", ma frutto di una formazione estremamente specialistica e qualificata.

Oltre alle competenze, spiega, vi sono le responsabilità dei tecnici e degli organismi di controllo che vengono sollecitati dagli organi competenti come Ussl, Nas, Regioni, servizio di Repressioni frodi, ecc. Chiaramente questo non lascia margine all'improvvisazione.

"La certificazione da agricoltura biologica è un "business" difficilmente sostenibile per gli organismi che sono entrati nel mercato a giochi quasi fatti," puntualizza il dirigente di CQ&I.

Non per nulla compaiono pochi organismi storici del mondo della certificazione tra quelli autorizzati al controllo del biologico. Di solito l'autorizzazione viene utilizzata, spiega, per l'offerta di un servizio aggiuntivo a quelli già proposti. Le altre realtà tendono invece a stringere un semplice accordo di collaborazione con organismi autorizzati e accreditati.

"Il lato positivo della questione - spiega in conclusione - è che in questi diciassette anni di applicazione del regolamento sul biologico si è raccolta ed informatizzata una quantità enorme di dati, sono migliorate sensibilmente le metodologie del controllo, che hanno sposato una competenza tecnica a quella certificativa e si è formato, in ambito certificativo, una rete di tecnici competenti che ritengo assolutamente unica".

Un settore forte e competente, con regole chiare e un sistema di vigilanza serio, può naturalmente aprirsi ad una prospettiva di crescita e diversificazione. Non per niente, conclude Alberto Bergamaschi: "Il comparto del biologico, che è quello sicuramente più controllato in ambito agroalimentare, sta facendo da battistrada ad altre tipologie di certificazione: ad esempio quella dei prodotti cosmetici, dei prodotti detergenti e dei prodotti tessili".

Federico Bertazzo

 
 

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