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TRIVENETO, CRESCE IL CONSUMO DI ORTOFRUTTA BIO

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Aziende e mercato sempre più sensibili alla cultura dei prodotti «nature»

vigne_montefalcoIl Triveneto sale in pole position nella vendita di frutta biologica, che rappresenta il 37,4% del totale del venduto nazionale, staccando Nord ovest (25,5%), Centro (19,1%), Sud e isole (18%). La verdura «bio» conquista invece la piazza d'onore tallonando, col 34% delle vendite, Sud e isole (al 35,9%); più distanti Nord ovest e Centro rispettivamente col 15,8% e il 14,3% del totale.
Nonostante i problemi legati alla prolungata siccità degli ultimi mesi, gli operatori dell'ortofrutta veronesi e vicentini restano fiduciosi, grazie anche all'arrivo delle piogge degli ultimi giorni, che hanno dato una nuova boccata d'ossigeno al comparto.

A Veronamercato, che gestisce il Centro agroalimentare veronese, il più grande del Veneto, gli ortofrutticoli introdotti sul mercato sono in costante aumento: nel 2006 hanno raggiunto i 4,45 milioni di quintali e i primi mesi del 2007 confermano la crescita. Un trend favorito dalle esportazioni (che rappresentano il 50% della merce in uscita dal mercato) verso Paesi come Germania, Austria, Croazia, Slovenia e altri Paesi dell'Est, dove vengono collocati i prodotti di qualità veronese. Nonostante ciò, secondo Paolo Merci, direttore di Veronamercato, «l'andamento del mercato dell'ortofrutta rimane condizionato dal clima, specie per prodotti sensibili come quelli in produzione ora, come la fragola, gli asparagi e le zucchine. Quando c'è molto caldo questi prodotti maturano velocemente e si presentano sul mercato in grandi quantità col rischio che non trovino completo collocamento. Una delle conseguenze è la riduzione dei prezzi, variazione su cui anche il clima spesso influisce. L'esempio I radicchi nell'ultima campagna autunno-invernale: le temperature miti hanno provocato un accavallamento delle produzioni con offerta sovrabbondante sui mercati e dei prezzi molto bassi».

«Sul lato dell'offerta», prosegue Merci, «influiscono anche gli investimenti dei produttori. Le insalate a foglia larga nei mesi passati hanno registrato un forte afflusso sul mercato perché molte aziende hanno investito in quella coltura. Sul lato della domanda influiscono molti fattori. Gli asparagi nei giorni precedenti alla Pasqua sono arrivati anche a 15 euro al chilo perché la domanda è elevata e legata alle tradizioni del territorio. Ma adesso i prezzi sono inferiori ai 2 euro al chilo».

«La campagna produttiva regge», conferma Danila Bragantini, della Bragantini Spa di San Martino Buon Albergo. «La produzione per la campagna estiva dovrebbe essere buona con quantità medio-alte».

Una fiducia che nasce non solo dalle aspettative legate alla produzione e alla vendita di frutta e verdura, ma anche dalla qualità raggiunta dai prodotti commercializzati. «L'ortofrutta veneta sta facendo degli importanti passi avanti sul fronte della sicurezza alimentare e della qualità. Il consumatore oggi è più attento; rispetto al passato ricerca più il prodotto locale rispetto a quello estero, ed è più predisposto a recepire informazioni sui prodotti e sulle loro caratteristiche». Su Verona, rivela Danila Bragantini, gli operatori del settore si stanno attivando per organizzare un progetto, denominato «Sistema qualità Verona», che sappia trasformarsi in uno valido strumento per definire qualità, sicurezza, identificazione e valorizzazione dei prodotti scaligeri. L'obiettivo, rivela, è attivare il sistema già dall'autunno di quest'anno. «L'importante», sottolinea lei, «è che tutta la filiera partecipi attivamente a questo nuovo sistema: dai produttori al comparto della logistica fino alla grande distribuzione. Uno strumento che rappresenti il punto di partenza per recuperare la competitività perduta».

Ottimisti anche i responsabili del Gruppo Napoleon, realtà di Arcole specializzata nella produzione in particolare di patate, cipolle, asparagi e radicchio rosso veronese. «La stagione», confermano, «sta mantenendo quote di mercato stabili. Ma il vero obiettivo che il comparto veronese deve prefiggersi è quello di raggiungere una migliore organizzazione di filiera. È controproducente lamentarsi dei prezzi troppo alti di frutta e verdura. L'importante ora è riuscire a predisporre dei programmi oculati che sappiano interagire proficuamente tra operatori e con la Gdo».
Anche nel Vicentino, secondo le indicazioni di Coldiretti, la situazione dei prodotti ortofrutticoli è sotto controllo. Scongiurato il rischio di crisi, anche per le piogge dei giorni scorsi che hanno ridato vigore alle produzioni (a partire dall'asparago bassanese). A Bassano e Marostica le maturazioni di frutta e verdura sono in anticipo sulla tabella di marcia di 15-20 giorni. Più critica la situazione a Noventa Vicentina, dove a soffrire sono state soprattutto le coltivazioni di patate e cipolle.

Dal comparto ortofrutticolo, dopo alcune stagioni difficili, giungono segnali incoraggianti: in Italia nel 2006 i consumi di frutta e verdura fresca sono aumentati del 3% (dati Osservatorio sui consumi ortofrutticoli redatto da Iha-Gfk) passando da 7.956.716 di tonnellate acquistate nel 2005 a 9.195.797 di tonnellate nel 2006 (con volumi per 12,4 miliardi di euro, +11,7% sul 2005). Per quanto riguarda la frutta, nel 2006 ne sono state acquistate 4.482 mila tonnellate rispetto alle 4.362 del 2005 (+2,8%) con una spesa di 5.991 milioni di euro rispetto ai 5.665 del 2005 (+5,8%). In riferimento alla verdura si è passati dalle 3.594 mila tonnellate del 2005 alle 3.713 del 2006 (+3,3%) mentre la spesa è salita da 5.495 a 6.439 milioni di euro (+17,2%).

Un trend confermato nel primo bimestre 2007 con un +1,1% di acquisto di frutta rispetto ai primi due mesi del 2006 (+0,9% per la verdura fresca).

Sul versante dei prezzi, quelli relativi alla frutta hanno fatto registrare un aumento del 3,1% nel 2006, rispetto al 2005, con una media di 1,34 euro al chilo rispetto all'1,30 del 2005.
I valori della verdura, invece, hanno subito rialzi in doppia cifra (+13%, passando da 1,53 euro/kg a 1,73 euro/kg).

Sempre più presenti i prodotti biologici sulle tavole degli italiani: il «bio» è scelto dal 53% delle famiglie italiane che consumano ortofrutta con un volume di 73mila tonnellate, di cui il 52% di verdura e il 48% di frutta e un valore d'acquisto di 130 milioni di euro. Se l'acquisto medio per famiglia di frutta biologica è sceso del 19,7% dal 2005 al 2006 (4,596 kg contro 5,725) sale la verdura «bio»: da 3.839 a 4.474 chili (+16,5%). Scendono infine i prezzi medi: da 2,05 euro/Kg a 1,67 euro/Kg per la frutta (-18,5%), e da 2,51 euro/Kg a 1,89 euro/kg per la verdura (-24,7%).


Il Giornale di Vicenza, 7 maggio 2007
 

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