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SVIZZERA, PER IL PARLAMENTO BASTA SOLO UN PO' DI BIOLOGICO

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Discutendo della politica agricola 2011, la camera del popolo ha deciso di estendere l'uso del marchio «bio» anche a chi gestisce in modo tradizionale solo parte della propria azienda


swissinfoI deputati si allineano ai senatori e vanno oltre quanto richiesto dal governo. La decisione delude Bio Suisse e le associazioni di consumatori. La liberalizzazione delle regole per la designazione dei prodotti biologici è stata approvata martedì dalla Camera bassa del parlamento (Consiglio Nazionale) con 112 voti contro 72.

La Svizzera potrebbe così allinearsi all'Unione europea, che riconosce il marchio bio settoriale, ossia le aziende agricole che coltivano solo in parte secondo le norme molto rispettose dell'ambiente.


Bio suisse e contadini delusi

La decisione del parlamento ha provocato l'accesa reazione dell'Associazione svizzera delle organizzazioni per l'agricoltura biologica, secondo cui in tal modo il legislativo mette in gioco la credibilità del marchio.

In un comunicato, Bio Suisse scrive che avrebbe preferito un solo riconoscimento "bio" per tutta la Svizzera e ritiene che l'allentamento delle regole in materia non risponde né agli interessi dei consumatori né a quelli dell'ambiente e neppure a quelli del commercio. "Solo una manciata di contadini troverà il proprio tornaconto", si legge nella nota.

Anche la Fondazione per la protezione dei consumatori SKS si dice delusa. Concedendo il fregio dell'agricoltura integrata a produzioni di singole parcelle o settori della fattoria si indebolisce tutto lo spirito "bio" e inoltre i controlli risulteranno più difficili, ha detto Josianne Walpen, membro della SKS.   Allineamento al senato   Occupandosi della politica agricola 2011, la Camera del popolo ha in sostanza seguito martedì la Camera dei cantoni che aveva cercato di frenare il ritmo delle riforme agricole previste dal governo.

Nonostante il braccio di ferro tra riformisti e protezionisti, la maggioranza del Nazionale non ha però voluto rinviare la politica agricola 2011, il cui obiettivo principale è di ridurre i costi aumentando la competitività degli agricoltori. Tale scopo dovrebbe essere raggiunto in particolare attraverso una diminuzione dei mezzi devoluti al sostegno del mercato, compensato con un aumento dei pagamenti diretti.

Prendendo in contropiede la consigliera federale Doris Leuthard, numerosi oratori borghesi hanno messo in guardia contro le pressioni subite da anni dai contadini: "La PA 2011 non offre alcuna prospettiva alle famiglie contadine, il cui reddito continua a essere eroso", ha esclamato il democentrista Ernst Schibli. Egli ha chiesto il rinvio del progetto al Consiglio federale, chiedendogli di correggerlo, aumentando i crediti a 14,1 miliardi di franchi per quattro anni (al posto dei 13,5 miliardi previsti dal governo). La sua proposta è però stata respinta con 139 voti contro 43 e 4 astenuti.

La maggioranza ha denunciato i pericoli della tendenza conservatrice che vuole impedire ogni riforma. A nome del partito liberale radicale (PLR), il vallesano Jean-René Germanier ha fustigato il discorso populista inteso a far credere agli agricoltori che tutto possa continuare come prima. In questo modo - secondo lui - "si sbatte la testa contro il muro".  


Importazioni parallele in sospeso

  Fra i temi discussi, il dubbio sussiste circa la sorte che spetterà alle importazioni parallele per i mezzi di produzione e i beni agricoli, come i fertilizzanti o i trattori. Il Nazionale si pronuncerà solo mercoledì su questa proposta del Consiglio degli Stati (senato).

Intanto, l'esame particolareggiato prosegue a rilento. La Camera bassa del parlamento deve ancora pronunciarsi su questioni importanti come i sussidi ai produttori di latte e l'importo a disposizione del settore agricolo.



Swissinfo, 14 marzo 2007
 

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