Prima sentenza, e prima assoluzione, per uno dei tanti processi istruiti in Tribunale a Nuoro nei confronti di oltre 150 coltivatori accusati di falso finalizzato all'ottenimento dei contributi dell'Unione europea per l'agricoltura biologica
La pronuncia del tribunale è relativa alla posizione di Giuseppina Salis, di Oliena, difesa dall'avvocato Giuseppe Luigi Cucca e assolta perchè il fatto non costituisce reato; dal momento che i contribuiti da lei ottenuti dall'Unione europea non superavano la soglia dei 20 milioni di lire, oltre la quale - secondo il pm che aveva chiesto l'assoluzione - si sarebbe invece configurato il reato. Ma cosa veniva contestato, a lei e ad altre centinaia di coltivatori?
Secondo l'accusa, una piccola folla di agricoltori avrebbe ottenuto indebitamente i fondi erogati tra il 1997 al 2001 dall'Unione europea, destinati ai coltivatori che avessero utilizzato metodi biologici per le loro coltivazioni. Ma secondo la Guardia di finanza che avviò l'inchiesta sull'erogazione dei fondi, per accedere a quei contributi era necessario essere titolari di partita iva. Questo è il nodo della discordia: tanto più che, come ha sottolineato l'avvocato Giovanni Colli, difensore di un altro imputato in un separato processo approdato sempre ieri al vaglio del giudice, la prassi per accedere ai contributi non prevedeva assolutamente che si fosse in possesso della partita iva.
Non richiesta dagli uffici che istruivano le pratiche, Ersat e Aima. E ne è talmene convinto, l'avvocato Giovanni Colli, che pur di fronte alla richiesta di assoluzione proposta dal pm per il suo assistito si è spinto oltre. E non solo e non tanto perchè l'imputato (Giuseppe Patteri di Dorgali) aveva percepito un contributo inferiore alla soglia "di non punibilità"; quanto per affermare il principio della assoluta inesistenza dell'elemento materiale e psicologi della percezione indebita. A tutti gli imputati viene contestato infatti il falso, perchè anzichè indicare la partita iva, nella modulistica della richiesta dei fondi tutti indicarono il codice fiscale.
In questa pluralità di processi-fotocopia (la sentenza per Patteri sarà pronunciata il 14 marzo) la conseguenza della eventuale condanna sarebbe la restituzione dei fondi indebitamente percepiti, con interessi e sanzioni amministrative. Ecco perchè la battaglia per andare oltre la semplice assoluzione: «non c'è reato», ha concluso l'avvocato Colli.
La Nuova Sardegna, 1 marzo 2007



