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INDUSTRIA OLEARIA, UN PATRIMONIO NAZIONALE

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Secondo i dati Assitol l'olio d'oliva rappresenta una felice eccezione nel panorama economico, con cifre da record per l'export. Nel 2007 gli italiani hanno acquistato soprattutto extravergine convenzionale, preferendo i grandi marchi.

olio_bottiglie.jpgUn patrimonio nazionale da difendere, un vero e proprio "tesoretto" dell'economia italiana. E' questo il quadro che l'Assitol, in occasione del suo convegno "Olio d'oliva tra presente e futuro" svoltosi a Roma lo scorso 23 maggio, ha tratteggiato dell'industria olearia italiana e dei positivi risultati che il comparto ha ottenuto lo scorso anno.

A dimostrarlo sono le cifre del Monitoraggio presentato dall'Associazione di settore. Dopo le difficoltà del 2006, dovute al forte rialzo dei prezzi delle materie prime, le vendite di oli d'oliva e di sansa sono aumentate di oltre il 7%, con una forte preferenza per l'olio vergine ed extravergine, che incide sul mercato per oltre il 60% dell'offerta.

Un caso positivo, insomma, che spicca in mezzo a tanti segni negativi che, purtroppo, coinvolgono l'economia italiana. Il monitoraggio, effettuato con un finanziamento dell'Unione Europea, ha analizzato l'andamento del mercato interno, rivelando come, per i consumatori nostrani, sia stato l'extravergine convenzionale a ritagliarsi la parte del leone, con l'89,3% delle vendite nella categoria. In altre parole, l'italiano preferisce acquistare il marchio noto. L'olio di origine dichiarata si ferma al 9% delle vendite. Biologico e DOP/IGP hanno registrato una quota di mercato pari all'1,8%, riconfermando la posizione di nicchia di questa tipologia di prodotti.

E' la grande distribuzione, come dimostra il Monitoraggio, a concentrare il grosso delle vendite sul mercato interno. Non a caso il 79,2 del quantitativo messo in commercio è andato alla GDO. Sensibile, invece, il calo del commercio al dettaglio (-2,8).

Il Monitoraggio conferma inoltre un elemento essenziale di questo comparto industriale: la sua capacità di appeal all'estero, che permette a molte delle aziende Assitol di vendere al di fuori dei confini nazionali. Il settore, anche nel 2007, dimostra di avere un'ottima propensione all'export su tutti i prodotti, con tassi oscillanti intorno al 60% ed una crescita, su base annua, pari al 10,8%. Nel dettaglio, questo aumento ha visto lievitare l'export dell'extravergine (+ 16,1%) e degli oli d'oliva (+3,1%). Da record l'aumento del biologico, pari al 165%.

La tendenza positiva dovrebbe continuare anche  nel 2008. I primi 3 mesi dell'anno, secondo i dati Assitol, fanno ben sperare soprattutto per l'extravergine, nonostante l'euro forte. Si parla, infatti, di un aumento del 2,9%: un dato che, paragonato al forte calo dell'export spagnolo (-22% per i Paesi UE, -33,8% per i Paesi terzi), conferma l'azione di forte ripresa dei marchi italiani rispetto al loro piu' forte concorrente.

A fronte dei numeri positivi, Assitol esprime l'auspicio che si investa sempre di piu' sull'olivicoltura nazionale, a somiglianza di quanto fatto in altri paesi concorrenti, per migliorare le nostra capacita' produttive, non soltanto in senso qualitativo, ma quantitativo.

Assitol
 

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