E' allarme costi di
produzione per le aziende agricole padovane, che ormai da mesi devono fare i
conti con i continui aumenti dei prezzi delle materie prime e
dell'energia. Un fenomeno che fa segnare un aumento medio dell'8,5 per
cento con incrementi record per l'attività di allevamento e la coltivazione dei
cereali a partire da frumento e mais. I rincari di luce, gas e gasolio, sulla
base dei dati Ismea di gennaio 2008, si ripercuotono pesantemente sulla
redditività delle imprese."Nella nostra provincia - spiega il direttore di Coldiretti Padova, Walter Luchetta - l'aumento record delle bollette energetiche colpisce soprattutto le attività agricole che necessitano del riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l'essiccazione dei foraggi destinati all'alimentazione degli animali, oltre a quelle che utilizzano il carburante per il movimento delle macchine come i trattori.
Tra i fattori della produzione che hanno subito maggiori rincari ci sono i fertilizzanti (in media superiori al 50 per cento) ed i mangimi (+ 23,6 per cento) e si stima che il solo carburante rischia di determinare nel settore un aggravio di costi stimabile in 100 milioni di euro su base annua.
La continua crescita dei costi di trasporto e degli altri costi logistici mette a rischio la competitività delle imprese, che va affrontata con interventi strutturali. Contro l'aumento dei prezzi del greggio va percorsa con decisione la strada delle sviluppo delle energie alternative rinnovabili, che le aziende potrebbero produrre anche per il proprio fabbisogno, recuperando i ritardi accumulati".
Riguardo alla "querelle" sul costo del pane, Coldiretti ricorda che, in controtendenza con le altre materie prime, in questi giorni il prezzo del grano è diminuito del 2 per cento e scende a circa 0,265 euro al chilo al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Il prezzo del grano dunque, dopo aver raggiunto il record storico, ha invertito la rotta.
"Le speculazioni che si sono spostate dai mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime agricole - continua Luchetta - sono una delle cause dell'andamento altalenante delle quotazioni. Una tendenza di cui non beneficiano certamente gli agricoltori che hanno già raccolto e venduto da tempo il grano, mentre sono costretti in questo periodo ad affrontare maggiori costi di produzione. Una situazione che va affrontata con la programmazione di filiera alla quale l'agricoltura italiana può rispondere positivamente grazie alla flessibilità introdotta con la riforma della politica agricola.
Peraltro il prezzo del pane al consumo dipende solo in minima parte da quello del grano, che incide appena per il 10 per cento sul valore finale di vendita e dunque nella forbice dei prezzi dal grano al pane c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che sono calati del 6,3 per cento per il pane in un anno.
Ben vengano dunque iniziative come quella di alcuni fornai di Padova - conclude Luchetta - che hanno scelto di abbassare il prezzo del pane al dettaglio, contribuendo così a calmierare i costi e ad aiutare soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Il caro vita si può contrastare se c'è l'impegno di tutti i soggetti che compongono la filiera".
Coldiretti



